Archivi del mese: febbraio 2008

CAOS CALM….A PIATTA

Caos Calmo è stato in realtà è stato un ripiego dell’ultimo minuto perché l’Anteo ha deciso di relegare la proiezione di Cous Cous in Sala 50 che vuol dire sala da 50 posti e che vuol dire che si riempie immediatamente!! Benchè tutto nel film tratto dal romanzo di Sandro Veronesi parta da una tragedia di quelle di proporzioni enormi, il film non è in grado di travolgere e/o di sconvolgere. Non c’è un momento di commozione collettiva durante la pellicola. Riconosco che la tragedia è un pretesto per giustificare la trama del film che vede come protagonista la scelta di quest’uomo che, ritrovandosi improvvisamente vedovo, decide di staccare la spina e sostare su una panchina davanti alla scuola della figlia. Ovviamente questo aspetto è del tutto irreale o per lo meno poco realistico a mio avviso. Chiunque sia stato colpito da un lutto di un parente così prossimo sa perfettamente che in quelle circostanze ci sono talmente tante incombenze che, volenti o nolenti, si è costretti ad affrontare che nessuno di noi penso abbia potuto permettersi il lusso di decidere di spostare il proprio “baricentro” su una panchina. Ad ogni modo un aspetto interessante emerge dal film di Grimaldi: la “pazzia” dei personaggi che ruotano intorno a Moretti/Pietro. Apparentemente sembra che sia lui “a dar fuori di matto” lasciandosi andare sulla panchina dei giardinetti, ma in realtà si scopre, poco alla volta, attraverso le visite, che sono gli altri i “pazzi”. A partire dalla cognata (Valeria Golino), al collega responsabile delle risorse umane (un sempre bravissimo Silvio Orlando che, cattolico convinto, come gesto estremo decide di scrivere una lettera all’azienda con bestemmia “incorporata”), all’amico/collega francese che in occasione di una fusione aziendale perde il posto di lavoro (per scoprire poi che il francese è sposato con una psicopatica che gli dice di ficcarsi i maccheroni su “per il biiiip”, per poi dire con lo stesso serafico tono “buon appetito”). A mio avviso, questo è l’aspetto interessante del film: far emergere la follia, la rabbia, il rancore, l’esasperazione delle persone “normali”. In realtà l’esasperato, e quindi quello teoricamente giustificato a perdere le staffe, dovrebbe essere Moretti/Pietro. Ma lui decide di “separarsi” dal mondo che lo circonda sedendo sulla panchina e ricostruendosi un mondo nel giardinetto di fronte alla scuola della figlia e alla fine si ritrova, suo malgrado, ad ascoltare, assecondare i problemi di tutte le persone che compongono il suo entourage. Queste persone sanno che lui è lì, sanno dove andare e da chi andare a sfogarsi delle proprie frustrazioni. C’è una sorta di sollievo in queste persone che sanno che andando ai giardinetti incontreranno una persona amica che li ascolterà. Tutti si recano da Pietro con l’intento iniziale di consolarlo per la morte della moglie ma poi alla fine sono loro che si sfogano con lui dei propri problemi. E devo dire che in questo senso “tutto torna”: a volte si parte con il buon proposito di essere di conforto agli altri e ci si ritrova a parlare di noi stessi. Il dolore della scomparsa della moglie e madre è quasi del tutto secondario rispetto alla vita che continua nonostante la tragedia. Anche la bambina dimostra una maturità del tutto inaspettata per la sua età e non c’è una scena in cui, dopo i funerali, pianga, faccia domande sulla mamma o dimostri un cenno di debolezza. Naturalmente è un’interpretazione personale dei fatti: ma anche questo è il bello del cinema. Riuscire a cogliere un aspetto che forse è a 10 milioni di anni luce dal messaggio che voleva dare il regista, lo sceneggiatore….ma se il cinema è magia (e lo è!), penso che questa magia possa contemplare questo tipo di interpretazioni personali. Naturalmente l’ormai celebre scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari ha scatenato i mormorii della platea. Io ne avevo già letto in ogni dove e quindi ero da un lato preparata, dall’altro però ho rilevato che accade in modo del tutto improvviso all’interno del film. Quando i due si cimentano nella performance il film è già abbondantemente avviato e personalmente me ne ero anche dimenticata che doveva esserci prima o poi quella scena. E comunque anche quest’ultima non riesce ad essere coinvolgente. Se proprio vogliamo scadere nel banale (lo so non ce ne sarebbe bisogno ma perché auto-censurarsi?) allora preferirei spendere quelle due/quattro…cento parole sull’avvenenza di Alessandro Gassman: posso? Avete tempo? Bene! Allora partiamo dagli occhi….. J

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AND THE WINNER IS….INTERNET!

Ironia della sorte in questo blog non volevo parlare di Internet – volevo solo “sfruttare” Internet come straordinario mezzo di comunicazione e avere il mio spazio per raccontare i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie emozioni…drops of me, appunto. Internet è il mio lavoro, questo vuole essere uno spazio senza attinenza con il lavoro: una sorta di “ora d’aria”.

Ma il caso ha voluto che lo inaugurassi proprio mentre sono al Venture Barcamp e MinibarCamp: quindi sono circondata dai più famosi blogger d’Italia (Wolly, Stefano Vitta, Marco Zamperini (aka Funky Professor) … e io sono al mio primo post: oddio mi sento Davide contro Golia) e si sta parlando di web 2.0, start up, community, social network…quindi per forza di cose Internet sarà l’argomento di questo post. E di nuovo è lui protagonista! E’ quasi una forza sovrumana che si impossessa di ogni spazio!

L’obiettivo di questo incontro Venture Barcamp e MinibarCamp è di dare vita in Italia ad un nuovo movimento di promozione della cultura tecnologica del web 2.0. Soprattutto vuole essere l’occasione in cui nuove società, nate sulla rete, che operano in rete e che vogliono fare business attraverso la rete incontrano investitori, venture capitalist, business angel che li possano aiutare ad avviare la loro attività (oltre ad offrire opportunità di networking con ricercatori, esperti, giornalisti, professionisti etc). Più volte con diversi amici abbiamo constatato quanto sia difficile in Italia far nascere e crescere nuove realtà imprenditoriali: nel nostro paese si fa fatica a replicare un modello come quello americano dove una persona, un gruppo di soci hanno un’idea, la presentano ad una società, se è buona e promette bene ottengono dei finanziamenti e danno vita al progetto. O meglio si può fare ma facendo enormi sforzi e con le giuste conoscenze ed entrature etc etc. Proprio recentemente ho avuto modo di scoprire che in Italia, rispetto ad altre nazioni europee, annualmente nascono pochi siti/blog/progetti online (ovviamente parlando di siti & Co. con contenuti interessanti, utili e rilevanti per gli utenti) e molti di quelli che nascono sono creati a livello amatoriale. Gente che crea uno spazio in rete “on top” a tutto il resto. Molti sono progetti interessanti e che potrebbero avere anche un futuro ma non c’è nessuno che li possa finanziare oppure chi li crea non sa da chi andare a presentare il progetto.

Il Venture Barcamp di oggi vuole dare l’opportunità a 10 start-up italiane di presentarsi (ogni società ha a disposizione 6 minuti per presentarsi al pubblico), di incontrare e conoscere potenziali finanziatori o almeno creare una “connection”. E poi, come si suol dire, se son rose…fioriranno. Queste le aziende:
The Blog TV

Reeplay

IsayBlog

Bootb

Myrl

LivePetition

Blogmeter

Zooppa

Dixero

Kiara

C’è fermento, interesse, voglia di fare, entusiasmo e soprattutto tantissima gente: è una bella immagine che infonde ottimismo e fiducia e che spero possa spazzare via il “vecchiume” che continua a circondarci e che trasuda da titoli come “Alitalia, perso un milione al giorno” o “Informatizzazione della burocrazia: uno spreco di quasi 6 miliardi”. Basta! C’è veramente del “nuovo che avanza” e avanza anche in Italia e Internet è stata la miccia che ha scatenato questa nuova generazione di nuovi imprenditori e forse nemmeno l’immobilismo che contraddistingue la politica nazionale può fermare.

Fine: prossimo post…tacchi a spillo, cani e animali da compagnia, come rimorchiare ad una festa, prossimo viaggio, ultimo film visto…etc etc etc – Internet non mi avrai…forse:-\!

P.S. Questo blog nasce oggi grazie all’aiuto di Marco che ho tenuto in piedi fino a notte fonda per crearlo (scegli il nome, scrivi about you etc…). Grazie! Un grazie anche a due amici che ho coinvolto per aiutarmi nella scelta del nome: Mario e Nicoletta. Putroppo si erano espressi a favore di un nome che era già “posseduto” 🙂 (nel senso che qualcun altro se ne era già impossessato). Domanda per Marco: ma succederà tutte le volte che scrivo qualcosa, poi lo lascio lì a sedare e poi lo riprendo e mi chiedo “che cavolo hai scritto Claudia”? Mi vedo male…

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