Mostri alle mostre

Domenica scorsa sono andata a vedere la mostra “Anni 70” allestita alla Triennale di Milano, in extremis perché era l’ultimo giorno. Non ho traccia di giudizi o critiche di questa esposizione da parte di esperti o presunti tali, ma poco mi importa perché ci sarei andata a prescindere. Per chi è nato esattamente nel 1970 quegli anni corrispondono a ricordi e sensazioni, ma non sono stati vissuti pienamente come chi, per esempio, in quel decennio ne aveva 20 o 30 di anni. Io c’ero ma ero così piccola e così “protetta” da una famiglia e da una società che parzialmente voleva staccarsi da quegli avvenimenti, che è come se non ci fossi stata. Tanti ricordi certo (le sigle delle trasmissioni televisive, delle prime pubblicità, le notizie dei TG, la ricostruzione meravigliosa e precisissima del bar etc) ma quasi mai precisi, limpidi, facilmente collocabili nella memoria. Quindi è stata una rivisitazione carica di nostalgia e anche un po’ di tristezza, ma senz’altro una meravigliosa esperienza. Unico difetto riscontrato: il percorso troppo confuso, non chiaramente indicato e che facilmente ti induceva a “perdere dei pezzi”.

 

Ma la cosa che più mi ha sconvolto domenica non è stata la mostra, ma i visitatori e il loro approccio alla stessa. Chissà dove pensavano di andare queste persone visto che il 90% sono entrate con il cellulare acceso. Nessuno che si sia posto il problema di spegnerlo o di metterlo in modalità “silenziosa” prima di iniziare il percorso. Essendo domenica mattina “ci può anche stare” visto che, tipicamente (a miei tempi, gli anni 70 appunto), chiamare, o meglio, disturbare la domenica mattina è cosa da fare con estrema parsimonia. Ma siccome siamo nel 2008 e in modalità “always on”, ho assistito ad una profusione di chiamate come se fosse un lunedì pomeriggio qualsiasi. Mi aspettavo poi che tutti i riceventi, allo squillo si fiondassero sul telefono per chiudere la chiamata e spegnerlo/azzittirlo definitivamente. Invece no, altra delusione. Tutti hanno risposto parlando nella più assoluta tranquillità degli affari propri spaziando dai compiti dei bambini, ai risultati di partite, gare, tornei sportivi di varia natura, fissando appuntamenti per pranzi, aperitivi, cene e, laddove possibile, ad alta voce e magari bighellonando avanti e indietro davanti ai pannelli delle “didascalie” delle sale mentre altre persone leggevano.

Ma l’apice della sorpresa l’ho raggiunto guardando gli altri visitatori della mostra davanti a questi “quadretti di vita quotidiana”: nessuno che manifestava apertamente un certo fastidio davanti a questi atteggiamenti. L’unica che si girava con scatto felino e speranzosa che l’occhiataccia per una volta nella vita potesse veramente incenerire il soggetto inquadrato, ero io. Per gli altri avventori era tutto normale, tutto regolare. Nessuno si è lamentato, nessuno ha chiesto “scusi può smettere di passare avanti e indietro davanti a questo pannello che lo sto leggendo?” tranne la sottoscritta che quasi è stata scambiata per una rompico… Tanto meno si sono fatti avanti in tal senso i “custodi” delle sale che hanno permesso che questo scempio accadesse tranquillamente. Ecco vorrei poter dire a tutta questa “bella gente” che nessuno li obbliga ad andare alle mostre (o in altri posti dove c’è altra gente che è lì per conoscere, apprendere, scoprire) a rompere i “cabasisi”, come direbbe Montalbano, con le loro telefonate e i loro fatti privati. Ci sono i centri commerciali, il trittico Ikea_Castorama_Carosello e altri non luoghi del genere dove si possono recare per perdere il loro prezioso tempo e magari sfoggiare anche l’ultimo modello di cellulare. Ammiro e apprezzo chi vuole allargare i propri orizzonti, ma temo che questi signori non rientrino nel gruppo. Quindi molto brutalmente vorrei consigliare loro di starsene a casa propria.  Belli gli anni 70 ma forse sono nata nel periodo sbagliato…oggi funziona così:-/

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1 Commento

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Una risposta a “Mostri alle mostre

  1. Almeno i blog non fanno rumore… 🙂

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