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Thinking while working

E’ vero che i lavori manuali aiutano la riflessione. Oggi mi sono dedicata ad aggiustare diverse cose. In primis l’i-Home che, poverino è partito male da quando è passato nelle mie mani. Dopo aver rischiato di “brasarlo” alla prima accensione (comprato in USA la sottoscritta, presa dall’entusiasmo, si era concentrata solo sull’adattore della presa e non del convertitore di elettricità:-///), ha ricevuto il colpo di grazia la mattina che ho inciampato nei cavi e l’ho trascinato giù dal mobile (altezza non drammatica ma evidentemente fatale). Più che averlo aggiustato, l’ho sistemato in modo tale che funzioni. La “riparazione” consiste in un sacchettino di plastica ripiegato infinite volte, piazzato dietro l’aggancio per l’iPod in modo che crei un ulteriore appoggio per il lettore mp3. Risultato: l’iPod adesso si sente:-)

Poi sono passata a lavori più creativi: collane. Ne ho riparate 3, districate “ennemila”, ho “rivisitato” un paio di orecchini e mi sono fatta una nuova collana.

Durante tutti questi lavori la riflessione emersa è stata: potessi aggiustarmi, sistemarmi, fare e disfare la mia testa e anche il mio cuore all’occorrenza come le collane!

Invece sono quasi sempre nelle condizioni dell’iHome: ci metto delle “patch” giusto per “funzionare” 😀

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RICOMINCIARE

All faiths welcome

All faiths welcome

Dopo mesi di silenzio ho pensato di ricominciare con una bella immagine.

 

Questa foto è stata scattata dalla sottoscritta (e lo si capisce subito) all’aeroporto di Gatwick a Londra lo scorso 2 ottobre. Mi capita spesso di pensare che Londra sia più avanti di tante altre città al mondo. Questa immagine ne è una prova: in pratica in questo aeroporto, neanche il principale della città, è stato creato un luogo, un posto, una stanza dove chiunque, di qualunque religione può entrare e “ristorarsi” l’anima pregando il proprio dio. Una multi-faith chapel. Ritengo che sia uno dei maggiori segni di civiltà e tolleranza che mi sia capitato di vedere in questi ultimi anni. E quel “All faiths welcome”, in un irrefrenabile impulso ottimista, è un bel segno di speranza.

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JOHN GAGE

Su Nòva di giovedì scorso (12 giugno 08) c’è un bell’articolo di Antonio Dini che parla di John Gage di Sun Microsystems e che, leggendolo, mi ha fatto tornare indietro di 10 anni. Per la definizione dell’attuale carica di John Gage mi affido alla didascalia della foto posta accanto all’articolo che fedelmente riporto “John Gage, 65 anni, si occupa dei rapporti tra Sun Microsystems e l’università, tra il mondo della ricerca e quello applicativo dell’industria”.

 

Io ho lavorato per 11 in Sun Microsystems e ho avuto modo di incontrare John Gage una volta a Venezia. Era il ponte dell’Immacolata (o della Madonna che dir si voglia J ) del 1998. John Gage era uno degli speaker invitati ad un evento organizzato dal comune di Venezia, se ben ricordo. Io seguivo l’intera partecipazione di Sun all’iniziativa, speaker compreso. Quindi mi sono recata a Venezia il giorno antecedente alla manifestazione per il briefing e la solita preparazione pre-evento. Lui è veramente un personaggio, un vero guru: quello che colpisce non è solo la competenza in materie tecnologiche, scientifiche, ma la sua competenza potrei dire su tutto. Sapeva cose di Venezia che secondo me nemmeno Cacciari sa e sogna. Infatti il tema della città, della sua struttura e interconnessione con l’uomo ricorre nell’articolo di Antonio Dini continuamente. John Gage ha una conoscenza delle città impressionante, soprattutto si ricorda tutto. Io devo scrivere una enciclopedia di post-it per ricordarmi solo di portare via la spazzatura. A lui invece bastava (e basta ancora mi sembra di dedurre) una “keyword” in un discorso per permettergli di fargli scattare un ricordo di un particolare della città in cui si trovava. E tu ti aspetti che certi aneddoti li sappia “uno del luogo”, non uno dei top executive di una multinazionale americana! Infatti nell’articolo di A. Dini c’è una citazione di Gage che spiega tutta la sua visione di memoria_vs_luoghi_vs_persone:

 

“[…]Perché la memoria dell’uomo ruota attorno allo spazio fisico, ai luoghi, che poi diventano storie nella nostra capacità di narrare quello che abbiamo vissuto e ricordiamo”.

 

Quello che John Gage senz’altro non sa (perché poi non ci siamo mai più visti/sentiti/incontrati) è che sono molto affezionata a quel viaggio che ho fatto a Venezia grazie a lui. In treno verso la città lagunare ho conosciuto Cinzia, che è diventata una delle mie più care amiche e che solo 4 settimane fa, a distanza ormai di 10 anni, è venuta in vacanza con me a New York. Cinzia è di Trieste e sono andata a trovarla diverse volte. Quindi indirettamente John Gage mi ha permesso di scoprire una città che altrimenti avrei visitato chissà quando. Sicuramente se John Gage fosse venuto una volta con me a Trieste mi avrebbe raccontato ogni singolo angolo della città meglio di qualsiasi guida locale, Cinzia inclusaJ

 

 

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SERATE “BARZELLETTA”

Quando vado a Londra per riunioni di lavoro, la prassi prevede di arrivare in città la sera prima in modo da essere “up & running” abbastanza presto il mattino successivo per iniziare l’incontro prima, finire prima e dare a tutti  la possibilità di rientrare con uno degli ultimi voli dalla capitale inglese. In passato, il precedente country manager dell’azienda per cui lavoro mi chiedeva cosa avessi fatto la sera “libera” a Londra ed io gli dicevo “Siamo andate a cena. Eravamo: io, la tedesca, la spagnola, la francese…” — di solito non finivo perché lui scoppiava a ridere e diceva “Ma cos’è? Cosa siete? Una barzelletta?”J

 

Ieri sera ho passato una magnifica serata “barzelletta” che mi ha lasciato di buonissimo umore. Dunque, siamo partiti che eravamo:

        due italiane

        un italiano

        due francesi

 

Poi, suo malgrado (simpaticamente parlando), si è aggiunto un inglese: praticamente quando sono arrivata nel giro di presentazioni io ho scambiato sto ragazzo per uno del gruppo di persone che stavo conoscendo. In realtà non c’entrava niente, ma poiché era solo e si trovava a Milano per lavoro da solo e a quel punto ci eravamo anche presentati, alla fine si è unito a noi.

 

Poi, nostro malgrado (sempre simpaticamente parlando), si sono aggiunti un altro italiano ed una russa. Lui, un tipo inclassificabile (in senso positivo): sicuramente figlio di una famiglia molto benestante (per sua stessa ammissione), in due minuti ci ha raccontato tutta la sua vita. Ha vissuto un anno a Londra, uno a Pechino, uno a Singapore…parlava alla velocità della luce. Lei alta di suo almeno 190 cm + altri 10/12 cm almeno di tacco…non finiva mai. Era, ahinoi, visibilmente ubriaca e poco stabile sulle sue gambe e mischiava continuamente inglese e russo mentre cercava di parlarci (oltre a vodka e redbull… :-oooo).

 

Abbiamo quindi parlato di tutto e di più raccontandoci aneddoti e perché l’inglese, i francesi e la russa (…) si trovavano a Milano, e perché l’italiano che accompagnava la russa era tornato a Milano (e perché non era mai stato a Parigi) e dove noi altri italiani stiamo per andare (in ferie): in scioltezza e in allegria, senza pretese, senza barriere.

 

Il tempo ci ha assistito: non era bello (non è mai bello in queste settimane!) ma almeno non pioveva. C’era una bella temperatura e quindi si stava fuori volentieri.

 

Sono rientrata un po’ a malincuore: ci sono quelle serate e quei momenti in cui vorresti che il tempo e la situazione si congelassero e durassero un sacco perché ti senti benissimo.

Prima di addormentarmi ho pensato che il mondo potrebbe essere così semplice e meraviglioso.

 

Quindi alla fine c’erano:

        due italiani

        due italiane

        due francesi

        un inglese

        e una russa….. J

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AND THE WINNER IS….INTERNET!

Ironia della sorte in questo blog non volevo parlare di Internet – volevo solo “sfruttare” Internet come straordinario mezzo di comunicazione e avere il mio spazio per raccontare i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie emozioni…drops of me, appunto. Internet è il mio lavoro, questo vuole essere uno spazio senza attinenza con il lavoro: una sorta di “ora d’aria”.

Ma il caso ha voluto che lo inaugurassi proprio mentre sono al Venture Barcamp e MinibarCamp: quindi sono circondata dai più famosi blogger d’Italia (Wolly, Stefano Vitta, Marco Zamperini (aka Funky Professor) … e io sono al mio primo post: oddio mi sento Davide contro Golia) e si sta parlando di web 2.0, start up, community, social network…quindi per forza di cose Internet sarà l’argomento di questo post. E di nuovo è lui protagonista! E’ quasi una forza sovrumana che si impossessa di ogni spazio!

L’obiettivo di questo incontro Venture Barcamp e MinibarCamp è di dare vita in Italia ad un nuovo movimento di promozione della cultura tecnologica del web 2.0. Soprattutto vuole essere l’occasione in cui nuove società, nate sulla rete, che operano in rete e che vogliono fare business attraverso la rete incontrano investitori, venture capitalist, business angel che li possano aiutare ad avviare la loro attività (oltre ad offrire opportunità di networking con ricercatori, esperti, giornalisti, professionisti etc). Più volte con diversi amici abbiamo constatato quanto sia difficile in Italia far nascere e crescere nuove realtà imprenditoriali: nel nostro paese si fa fatica a replicare un modello come quello americano dove una persona, un gruppo di soci hanno un’idea, la presentano ad una società, se è buona e promette bene ottengono dei finanziamenti e danno vita al progetto. O meglio si può fare ma facendo enormi sforzi e con le giuste conoscenze ed entrature etc etc. Proprio recentemente ho avuto modo di scoprire che in Italia, rispetto ad altre nazioni europee, annualmente nascono pochi siti/blog/progetti online (ovviamente parlando di siti & Co. con contenuti interessanti, utili e rilevanti per gli utenti) e molti di quelli che nascono sono creati a livello amatoriale. Gente che crea uno spazio in rete “on top” a tutto il resto. Molti sono progetti interessanti e che potrebbero avere anche un futuro ma non c’è nessuno che li possa finanziare oppure chi li crea non sa da chi andare a presentare il progetto.

Il Venture Barcamp di oggi vuole dare l’opportunità a 10 start-up italiane di presentarsi (ogni società ha a disposizione 6 minuti per presentarsi al pubblico), di incontrare e conoscere potenziali finanziatori o almeno creare una “connection”. E poi, come si suol dire, se son rose…fioriranno. Queste le aziende:
The Blog TV

Reeplay

IsayBlog

Bootb

Myrl

LivePetition

Blogmeter

Zooppa

Dixero

Kiara

C’è fermento, interesse, voglia di fare, entusiasmo e soprattutto tantissima gente: è una bella immagine che infonde ottimismo e fiducia e che spero possa spazzare via il “vecchiume” che continua a circondarci e che trasuda da titoli come “Alitalia, perso un milione al giorno” o “Informatizzazione della burocrazia: uno spreco di quasi 6 miliardi”. Basta! C’è veramente del “nuovo che avanza” e avanza anche in Italia e Internet è stata la miccia che ha scatenato questa nuova generazione di nuovi imprenditori e forse nemmeno l’immobilismo che contraddistingue la politica nazionale può fermare.

Fine: prossimo post…tacchi a spillo, cani e animali da compagnia, come rimorchiare ad una festa, prossimo viaggio, ultimo film visto…etc etc etc – Internet non mi avrai…forse:-\!

P.S. Questo blog nasce oggi grazie all’aiuto di Marco che ho tenuto in piedi fino a notte fonda per crearlo (scegli il nome, scrivi about you etc…). Grazie! Un grazie anche a due amici che ho coinvolto per aiutarmi nella scelta del nome: Mario e Nicoletta. Putroppo si erano espressi a favore di un nome che era già “posseduto” 🙂 (nel senso che qualcun altro se ne era già impossessato). Domanda per Marco: ma succederà tutte le volte che scrivo qualcosa, poi lo lascio lì a sedare e poi lo riprendo e mi chiedo “che cavolo hai scritto Claudia”? Mi vedo male…

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