Cinema, teatro & blog

blog\'s life….mii che post travagliato…l’avevo già scritto ma non so come non è stato pubblicato:-(

Lo rifaccio (ma senza link!).

Volevo parlare degli ultimi film visti (Non pensarci di Gianni Zanasi, Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, Riprendimi di Anna Negri, La Banda di Eran Kolirin) e di un simpatico spettacolo teatrale (Colazione al Fiorucci Store) ma mi sono imbattuta in una vignetta di Lucrezia di Silvia Zicche che mi ha divertito molto e che vale più di mille parole.  SIccome dall’immagine non si capisce molto, riporto le battute:

La prima: “Nessun visitatore, ieri, nel mio blog”

La seconda: “Non avevo mai pensato che i fatti miei potessero non interessare a nessuno”

:-))))

Buon week end!

 

P.S. Adesso faccio pubblica e se dopo mi ritrovo anche il vecchio post, mi incazzo!

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Mostri alle mostre

Domenica scorsa sono andata a vedere la mostra “Anni 70” allestita alla Triennale di Milano, in extremis perché era l’ultimo giorno. Non ho traccia di giudizi o critiche di questa esposizione da parte di esperti o presunti tali, ma poco mi importa perché ci sarei andata a prescindere. Per chi è nato esattamente nel 1970 quegli anni corrispondono a ricordi e sensazioni, ma non sono stati vissuti pienamente come chi, per esempio, in quel decennio ne aveva 20 o 30 di anni. Io c’ero ma ero così piccola e così “protetta” da una famiglia e da una società che parzialmente voleva staccarsi da quegli avvenimenti, che è come se non ci fossi stata. Tanti ricordi certo (le sigle delle trasmissioni televisive, delle prime pubblicità, le notizie dei TG, la ricostruzione meravigliosa e precisissima del bar etc) ma quasi mai precisi, limpidi, facilmente collocabili nella memoria. Quindi è stata una rivisitazione carica di nostalgia e anche un po’ di tristezza, ma senz’altro una meravigliosa esperienza. Unico difetto riscontrato: il percorso troppo confuso, non chiaramente indicato e che facilmente ti induceva a “perdere dei pezzi”.

 

Ma la cosa che più mi ha sconvolto domenica non è stata la mostra, ma i visitatori e il loro approccio alla stessa. Chissà dove pensavano di andare queste persone visto che il 90% sono entrate con il cellulare acceso. Nessuno che si sia posto il problema di spegnerlo o di metterlo in modalità “silenziosa” prima di iniziare il percorso. Essendo domenica mattina “ci può anche stare” visto che, tipicamente (a miei tempi, gli anni 70 appunto), chiamare, o meglio, disturbare la domenica mattina è cosa da fare con estrema parsimonia. Ma siccome siamo nel 2008 e in modalità “always on”, ho assistito ad una profusione di chiamate come se fosse un lunedì pomeriggio qualsiasi. Mi aspettavo poi che tutti i riceventi, allo squillo si fiondassero sul telefono per chiudere la chiamata e spegnerlo/azzittirlo definitivamente. Invece no, altra delusione. Tutti hanno risposto parlando nella più assoluta tranquillità degli affari propri spaziando dai compiti dei bambini, ai risultati di partite, gare, tornei sportivi di varia natura, fissando appuntamenti per pranzi, aperitivi, cene e, laddove possibile, ad alta voce e magari bighellonando avanti e indietro davanti ai pannelli delle “didascalie” delle sale mentre altre persone leggevano.

Ma l’apice della sorpresa l’ho raggiunto guardando gli altri visitatori della mostra davanti a questi “quadretti di vita quotidiana”: nessuno che manifestava apertamente un certo fastidio davanti a questi atteggiamenti. L’unica che si girava con scatto felino e speranzosa che l’occhiataccia per una volta nella vita potesse veramente incenerire il soggetto inquadrato, ero io. Per gli altri avventori era tutto normale, tutto regolare. Nessuno si è lamentato, nessuno ha chiesto “scusi può smettere di passare avanti e indietro davanti a questo pannello che lo sto leggendo?” tranne la sottoscritta che quasi è stata scambiata per una rompico… Tanto meno si sono fatti avanti in tal senso i “custodi” delle sale che hanno permesso che questo scempio accadesse tranquillamente. Ecco vorrei poter dire a tutta questa “bella gente” che nessuno li obbliga ad andare alle mostre (o in altri posti dove c’è altra gente che è lì per conoscere, apprendere, scoprire) a rompere i “cabasisi”, come direbbe Montalbano, con le loro telefonate e i loro fatti privati. Ci sono i centri commerciali, il trittico Ikea_Castorama_Carosello e altri non luoghi del genere dove si possono recare per perdere il loro prezioso tempo e magari sfoggiare anche l’ultimo modello di cellulare. Ammiro e apprezzo chi vuole allargare i propri orizzonti, ma temo che questi signori non rientrino nel gruppo. Quindi molto brutalmente vorrei consigliare loro di starsene a casa propria.  Belli gli anni 70 ma forse sono nata nel periodo sbagliato…oggi funziona così:-/

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“Money can’t buy life”

Sembra siano state queste le ultime parole di Bob Marley al figlio Ziggy nell’ospedale di Miami (mentre cercava di tornare a morire nella sua Jamaica senza riuscirci). No additional words needed.

Buona notte…

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Italiani…all’estero

Due settimane fa sono stata un paio di giorni a Londra per lavoro. Il martedì sera dopo la cena sono rientrata in hotel e ho acceso un po’ la tv. Io non possiedo tv a casa, per scelta (e sto tenendo duro!). Però quando ho l’occasione di tanto in tanto, specie all’estero, mi piace fare una “panoramica” di zapping per vedere come stanno messi in termini di offerta e di contenuti. Martedì sera però zero zapping perché ho acceso sul primo canale (BBC) e lì sono rimasta. C’era una sorta di “speciale” dedicato a Richard Rogers, architetto di fama internazionale che ha costruito alcuni dei più grandi e famosi edifici del mondo. Molti di questi li ha realizzati in collaborazione con altri importanti architetti tra cui non poteva mancare Renzo Piano. Nel momento in cui spiegava come è stato applicato il concetto di “piazza italiana” nella costruzione del Centre Pompidou, Rogers è stato intervistato con Renzo Piano. Mi sono accorta in quel momento che era la prima volta che sentivo parlare Renzo Piano, italiano e di pari fama internazionale, in un programma televisivo e mi sono chiesta se mai anche noi in Italia avremmo mai potuto godere di una “trasmissione” di quel genere su un canale pubblico, in chiaro, senza pagare nulla di più dell’abbonamento alla tv pubblica, in seconda serata (ma non tarda) e senza pubblicità (almeno per la mezz’ora abbondante che ho visto io). Non sono una patita di architettura però se mi imbatto in un programma ben fatto con la possibilità di sentire dalle vive voci dei creatori storie, retroscena, aneddoti…perché no? Sarei disposta a rivedere le mie posizioni sulla TV.                                                      

Poi in quel momento ho realizzato che i miei connazionali (specie quelli privi di Internet & di tv alternativa alla tradizionale) nella stessa serata potevano contare su….il Festival di Sanremo (e anche sul Dopo Festival)! Quindi meglio senza la TV!

 Giusto per continuare a sparlare un po’ delle occasioni culturali mancate, più recentemente New York ha reso omaggio per un intero mese a Pier Paolo Pasolini con incontri, proiezioni, letture, concerti, foto: c’è stata coda per accedere agli eventi ogni giorno per un mese. La consolazione è che almeno all’estero la nostra cultura viene apprezzata…

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CAOS CALM….A PIATTA

Caos Calmo è stato in realtà è stato un ripiego dell’ultimo minuto perché l’Anteo ha deciso di relegare la proiezione di Cous Cous in Sala 50 che vuol dire sala da 50 posti e che vuol dire che si riempie immediatamente!! Benchè tutto nel film tratto dal romanzo di Sandro Veronesi parta da una tragedia di quelle di proporzioni enormi, il film non è in grado di travolgere e/o di sconvolgere. Non c’è un momento di commozione collettiva durante la pellicola. Riconosco che la tragedia è un pretesto per giustificare la trama del film che vede come protagonista la scelta di quest’uomo che, ritrovandosi improvvisamente vedovo, decide di staccare la spina e sostare su una panchina davanti alla scuola della figlia. Ovviamente questo aspetto è del tutto irreale o per lo meno poco realistico a mio avviso. Chiunque sia stato colpito da un lutto di un parente così prossimo sa perfettamente che in quelle circostanze ci sono talmente tante incombenze che, volenti o nolenti, si è costretti ad affrontare che nessuno di noi penso abbia potuto permettersi il lusso di decidere di spostare il proprio “baricentro” su una panchina. Ad ogni modo un aspetto interessante emerge dal film di Grimaldi: la “pazzia” dei personaggi che ruotano intorno a Moretti/Pietro. Apparentemente sembra che sia lui “a dar fuori di matto” lasciandosi andare sulla panchina dei giardinetti, ma in realtà si scopre, poco alla volta, attraverso le visite, che sono gli altri i “pazzi”. A partire dalla cognata (Valeria Golino), al collega responsabile delle risorse umane (un sempre bravissimo Silvio Orlando che, cattolico convinto, come gesto estremo decide di scrivere una lettera all’azienda con bestemmia “incorporata”), all’amico/collega francese che in occasione di una fusione aziendale perde il posto di lavoro (per scoprire poi che il francese è sposato con una psicopatica che gli dice di ficcarsi i maccheroni su “per il biiiip”, per poi dire con lo stesso serafico tono “buon appetito”). A mio avviso, questo è l’aspetto interessante del film: far emergere la follia, la rabbia, il rancore, l’esasperazione delle persone “normali”. In realtà l’esasperato, e quindi quello teoricamente giustificato a perdere le staffe, dovrebbe essere Moretti/Pietro. Ma lui decide di “separarsi” dal mondo che lo circonda sedendo sulla panchina e ricostruendosi un mondo nel giardinetto di fronte alla scuola della figlia e alla fine si ritrova, suo malgrado, ad ascoltare, assecondare i problemi di tutte le persone che compongono il suo entourage. Queste persone sanno che lui è lì, sanno dove andare e da chi andare a sfogarsi delle proprie frustrazioni. C’è una sorta di sollievo in queste persone che sanno che andando ai giardinetti incontreranno una persona amica che li ascolterà. Tutti si recano da Pietro con l’intento iniziale di consolarlo per la morte della moglie ma poi alla fine sono loro che si sfogano con lui dei propri problemi. E devo dire che in questo senso “tutto torna”: a volte si parte con il buon proposito di essere di conforto agli altri e ci si ritrova a parlare di noi stessi. Il dolore della scomparsa della moglie e madre è quasi del tutto secondario rispetto alla vita che continua nonostante la tragedia. Anche la bambina dimostra una maturità del tutto inaspettata per la sua età e non c’è una scena in cui, dopo i funerali, pianga, faccia domande sulla mamma o dimostri un cenno di debolezza. Naturalmente è un’interpretazione personale dei fatti: ma anche questo è il bello del cinema. Riuscire a cogliere un aspetto che forse è a 10 milioni di anni luce dal messaggio che voleva dare il regista, lo sceneggiatore….ma se il cinema è magia (e lo è!), penso che questa magia possa contemplare questo tipo di interpretazioni personali. Naturalmente l’ormai celebre scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari ha scatenato i mormorii della platea. Io ne avevo già letto in ogni dove e quindi ero da un lato preparata, dall’altro però ho rilevato che accade in modo del tutto improvviso all’interno del film. Quando i due si cimentano nella performance il film è già abbondantemente avviato e personalmente me ne ero anche dimenticata che doveva esserci prima o poi quella scena. E comunque anche quest’ultima non riesce ad essere coinvolgente. Se proprio vogliamo scadere nel banale (lo so non ce ne sarebbe bisogno ma perché auto-censurarsi?) allora preferirei spendere quelle due/quattro…cento parole sull’avvenenza di Alessandro Gassman: posso? Avete tempo? Bene! Allora partiamo dagli occhi….. J

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AND THE WINNER IS….INTERNET!

Ironia della sorte in questo blog non volevo parlare di Internet – volevo solo “sfruttare” Internet come straordinario mezzo di comunicazione e avere il mio spazio per raccontare i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie emozioni…drops of me, appunto. Internet è il mio lavoro, questo vuole essere uno spazio senza attinenza con il lavoro: una sorta di “ora d’aria”.

Ma il caso ha voluto che lo inaugurassi proprio mentre sono al Venture Barcamp e MinibarCamp: quindi sono circondata dai più famosi blogger d’Italia (Wolly, Stefano Vitta, Marco Zamperini (aka Funky Professor) … e io sono al mio primo post: oddio mi sento Davide contro Golia) e si sta parlando di web 2.0, start up, community, social network…quindi per forza di cose Internet sarà l’argomento di questo post. E di nuovo è lui protagonista! E’ quasi una forza sovrumana che si impossessa di ogni spazio!

L’obiettivo di questo incontro Venture Barcamp e MinibarCamp è di dare vita in Italia ad un nuovo movimento di promozione della cultura tecnologica del web 2.0. Soprattutto vuole essere l’occasione in cui nuove società, nate sulla rete, che operano in rete e che vogliono fare business attraverso la rete incontrano investitori, venture capitalist, business angel che li possano aiutare ad avviare la loro attività (oltre ad offrire opportunità di networking con ricercatori, esperti, giornalisti, professionisti etc). Più volte con diversi amici abbiamo constatato quanto sia difficile in Italia far nascere e crescere nuove realtà imprenditoriali: nel nostro paese si fa fatica a replicare un modello come quello americano dove una persona, un gruppo di soci hanno un’idea, la presentano ad una società, se è buona e promette bene ottengono dei finanziamenti e danno vita al progetto. O meglio si può fare ma facendo enormi sforzi e con le giuste conoscenze ed entrature etc etc. Proprio recentemente ho avuto modo di scoprire che in Italia, rispetto ad altre nazioni europee, annualmente nascono pochi siti/blog/progetti online (ovviamente parlando di siti & Co. con contenuti interessanti, utili e rilevanti per gli utenti) e molti di quelli che nascono sono creati a livello amatoriale. Gente che crea uno spazio in rete “on top” a tutto il resto. Molti sono progetti interessanti e che potrebbero avere anche un futuro ma non c’è nessuno che li possa finanziare oppure chi li crea non sa da chi andare a presentare il progetto.

Il Venture Barcamp di oggi vuole dare l’opportunità a 10 start-up italiane di presentarsi (ogni società ha a disposizione 6 minuti per presentarsi al pubblico), di incontrare e conoscere potenziali finanziatori o almeno creare una “connection”. E poi, come si suol dire, se son rose…fioriranno. Queste le aziende:
The Blog TV

Reeplay

IsayBlog

Bootb

Myrl

LivePetition

Blogmeter

Zooppa

Dixero

Kiara

C’è fermento, interesse, voglia di fare, entusiasmo e soprattutto tantissima gente: è una bella immagine che infonde ottimismo e fiducia e che spero possa spazzare via il “vecchiume” che continua a circondarci e che trasuda da titoli come “Alitalia, perso un milione al giorno” o “Informatizzazione della burocrazia: uno spreco di quasi 6 miliardi”. Basta! C’è veramente del “nuovo che avanza” e avanza anche in Italia e Internet è stata la miccia che ha scatenato questa nuova generazione di nuovi imprenditori e forse nemmeno l’immobilismo che contraddistingue la politica nazionale può fermare.

Fine: prossimo post…tacchi a spillo, cani e animali da compagnia, come rimorchiare ad una festa, prossimo viaggio, ultimo film visto…etc etc etc – Internet non mi avrai…forse:-\!

P.S. Questo blog nasce oggi grazie all’aiuto di Marco che ho tenuto in piedi fino a notte fonda per crearlo (scegli il nome, scrivi about you etc…). Grazie! Un grazie anche a due amici che ho coinvolto per aiutarmi nella scelta del nome: Mario e Nicoletta. Putroppo si erano espressi a favore di un nome che era già “posseduto” 🙂 (nel senso che qualcun altro se ne era già impossessato). Domanda per Marco: ma succederà tutte le volte che scrivo qualcosa, poi lo lascio lì a sedare e poi lo riprendo e mi chiedo “che cavolo hai scritto Claudia”? Mi vedo male…

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