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A Sicilian Trip

“It could be your California” è questo che mi ha sempre ripetuto Christine parlando della Sicilia. Christine è americana, abita e vive in Italia da oltre un ventennio, si è sposata con un italiano che ha lavorato per tantissimi anni a Gela e lei (come ahimè spesso capita) conosce alcune zone dell’Italia meglio di me. Adesso che finalmente sono stata in Sicilia (sebbene la visita si sia limitata alla zona che va da Agrigento a Selinunte + un giorno a Palermo. Lo so è una parte infinitesimale, non avrei neanche diritto di scriverne ma del resto è il mio blog e ci scrivo quello che voglio:-), ho capito cosa intende. E’ una terra dalle potenzialità infinite che noi stessi italiani non siamo in grado di cogliere e far emergere. Potrebbe essere un angolo di paradiso ma siamo spesso portati a raffigurarla come una terra infernale. Beh il caldo fa senz’altro pensare all’inferno e la terra brucia spesso, ma è veramente un mancato paradiso. A dir la verità la riserva di Torre Salsa e la spiaggia di Eraclea Minoa ti fanno pensare all’EdenJ

 

Quindi il viaggio ha visto Palermo quale aeroporto di arrivo e partenza e anche luogo di un giorno di visita in compagnia di un cicerone speciale, e San Leone, Agrigento, come località-base della vacanza. Da lì ci siamo poi spostati verso ovest: mèta massima raggiunta Selinunte e poi da lì ogni giorno si andava a visitare un posto nuovo “a scendere” verso San Leone: la Scala dei Turchi, Sciacca, Torre Salsa, Eraclea Minoa, Giallonardo. Di Agrigento purtroppo c’è stato modo di vedere solo la famosa Valle dei Templi e velocemente la via Atenea.

 

Sono partita con l’idea di girare tutta l’isola in una settimana ma una volta arrivata io non riesco a non passare almeno una lunga mezza giornata al mare. Quindi ho dovuto rivedere i pianiJ però sono comunque soddisfatta! E poi, vedendo meno di quanto pianificato hai sempre la scusa che ci devi tornare perché l’altra volta non hai visto quello o quell’altro… J

 

Parlando di questo viaggio non posso fare a meno di citare e sfacciatamente promuovere Villa Cetta, il B&B dove abbiamo alloggiato. E’ veramente a due_passi_due dal mare e da uno dei locali più “cool” della zona ma nello stesso tempo, essendo all’interno di una vietta, è tranquillissimo. Ogni camera ha praticamente una veranda davanti all’ingresso: la nostra è stata opportunamente utilizzata per fantastici aperitiviJ Il proprietario di Villa Cetta è Marco e…le sue due gattine che durante il nostro soggiorno si chiamavano Cetta e Lia ma so che adesso hanno cambiato nomi (Marco, alla fine si può sapere come le hai chiamate ste bestiole?). Per descrivere Marco mi affido al commento di una turista straniera (credo sia senz’altro una donna) che ha messo un commento di Villa Cetta su Trip Planner “Marco is charming, helpful and speaks passable English. He helped me figure out my Italian cell phone, gave us good advice on restaurants and directions, fixed a perfect breakfast.”

 

Altresì non posso fare a meno di menzionare Tony  che è stata una perfetta guida per un tour omnicomprensivo di Palermo (inclusa la visita al Palazzo dei Normanni), di Mondello e di Sferracavallo nonché un abile organizzatore di prenotazioni last minuteJ Ma del resto non ci si può aspettare di meno da chi gestisce il sito dedicato a Palermo Rosalio.it! Grazie ancora Tony!

 

Sono rimasta sorpresa dell’immagine distorta che avevo in testa di alcuni luoghi e ho trovato conferma della mia teoria che non bisogna credere a nessuno, bisogna vedere/sentire/toccare di persona; e questo vale da un film ad un viaggio. Quando ho deciso di concedermi questo viaggio ho trovato in edicola un numero di Traveller dedicato a Palermo, poiché era prevista una tappa anche in questa città, ho acquistato il numero [qui trova conferma la mia teoria in base alla quale spesso sono le cose che trovano te e non il contrario]. L’articolo dello speciale è a firma di Robero Alajmo, autore del libro “Palermo è una cipolla”, e ad un certo punto dice “Meglio uscire subito dall’ipocrisia. Quindi la prima sosta è a Capaci, dove svettano due obelischi che ricordano la strage del 23 maggio 1992. E’ il posto migliore per fare un patto: dovete sforzarvi di dimenticare tutto quello che avete sentito e letto su Palermo. E’ una storia raccontata male fin dal principio”. Ecco: questo patto si deve estendere a tutta la Sicilia, e le storie, purtroppo, continuano ad essere raccontate male.

 

 

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