CAOS CALM….A PIATTA

Caos Calmo è stato in realtà è stato un ripiego dell’ultimo minuto perché l’Anteo ha deciso di relegare la proiezione di Cous Cous in Sala 50 che vuol dire sala da 50 posti e che vuol dire che si riempie immediatamente!! Benchè tutto nel film tratto dal romanzo di Sandro Veronesi parta da una tragedia di quelle di proporzioni enormi, il film non è in grado di travolgere e/o di sconvolgere. Non c’è un momento di commozione collettiva durante la pellicola. Riconosco che la tragedia è un pretesto per giustificare la trama del film che vede come protagonista la scelta di quest’uomo che, ritrovandosi improvvisamente vedovo, decide di staccare la spina e sostare su una panchina davanti alla scuola della figlia. Ovviamente questo aspetto è del tutto irreale o per lo meno poco realistico a mio avviso. Chiunque sia stato colpito da un lutto di un parente così prossimo sa perfettamente che in quelle circostanze ci sono talmente tante incombenze che, volenti o nolenti, si è costretti ad affrontare che nessuno di noi penso abbia potuto permettersi il lusso di decidere di spostare il proprio “baricentro” su una panchina. Ad ogni modo un aspetto interessante emerge dal film di Grimaldi: la “pazzia” dei personaggi che ruotano intorno a Moretti/Pietro. Apparentemente sembra che sia lui “a dar fuori di matto” lasciandosi andare sulla panchina dei giardinetti, ma in realtà si scopre, poco alla volta, attraverso le visite, che sono gli altri i “pazzi”. A partire dalla cognata (Valeria Golino), al collega responsabile delle risorse umane (un sempre bravissimo Silvio Orlando che, cattolico convinto, come gesto estremo decide di scrivere una lettera all’azienda con bestemmia “incorporata”), all’amico/collega francese che in occasione di una fusione aziendale perde il posto di lavoro (per scoprire poi che il francese è sposato con una psicopatica che gli dice di ficcarsi i maccheroni su “per il biiiip”, per poi dire con lo stesso serafico tono “buon appetito”). A mio avviso, questo è l’aspetto interessante del film: far emergere la follia, la rabbia, il rancore, l’esasperazione delle persone “normali”. In realtà l’esasperato, e quindi quello teoricamente giustificato a perdere le staffe, dovrebbe essere Moretti/Pietro. Ma lui decide di “separarsi” dal mondo che lo circonda sedendo sulla panchina e ricostruendosi un mondo nel giardinetto di fronte alla scuola della figlia e alla fine si ritrova, suo malgrado, ad ascoltare, assecondare i problemi di tutte le persone che compongono il suo entourage. Queste persone sanno che lui è lì, sanno dove andare e da chi andare a sfogarsi delle proprie frustrazioni. C’è una sorta di sollievo in queste persone che sanno che andando ai giardinetti incontreranno una persona amica che li ascolterà. Tutti si recano da Pietro con l’intento iniziale di consolarlo per la morte della moglie ma poi alla fine sono loro che si sfogano con lui dei propri problemi. E devo dire che in questo senso “tutto torna”: a volte si parte con il buon proposito di essere di conforto agli altri e ci si ritrova a parlare di noi stessi. Il dolore della scomparsa della moglie e madre è quasi del tutto secondario rispetto alla vita che continua nonostante la tragedia. Anche la bambina dimostra una maturità del tutto inaspettata per la sua età e non c’è una scena in cui, dopo i funerali, pianga, faccia domande sulla mamma o dimostri un cenno di debolezza. Naturalmente è un’interpretazione personale dei fatti: ma anche questo è il bello del cinema. Riuscire a cogliere un aspetto che forse è a 10 milioni di anni luce dal messaggio che voleva dare il regista, lo sceneggiatore….ma se il cinema è magia (e lo è!), penso che questa magia possa contemplare questo tipo di interpretazioni personali. Naturalmente l’ormai celebre scena di sesso tra Nanni Moretti e Isabella Ferrari ha scatenato i mormorii della platea. Io ne avevo già letto in ogni dove e quindi ero da un lato preparata, dall’altro però ho rilevato che accade in modo del tutto improvviso all’interno del film. Quando i due si cimentano nella performance il film è già abbondantemente avviato e personalmente me ne ero anche dimenticata che doveva esserci prima o poi quella scena. E comunque anche quest’ultima non riesce ad essere coinvolgente. Se proprio vogliamo scadere nel banale (lo so non ce ne sarebbe bisogno ma perché auto-censurarsi?) allora preferirei spendere quelle due/quattro…cento parole sull’avvenenza di Alessandro Gassman: posso? Avete tempo? Bene! Allora partiamo dagli occhi….. J

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1 Commento

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Una risposta a “CAOS CALM….A PIATTA

  1. Wow… a film critic is born. 🙂

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